<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3170791</id><updated>2011-04-21T21:47:43.102-07:00</updated><title type='text'>19</title><subtitle type='html'>''19'' di Edoardo Albinati. 

Prendere un tram. E andare fino in fondo allo sguardo.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://albinati.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3170791/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://albinati.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>giovanni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14225271171842731786</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3170791.post-6251145</id><published>2001-10-10T19:12:00.000-07:00</published><updated>2001-10-10T19:12:58.916-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;Roma Est&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di Giovanni Bogani&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;1. Un numero&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veramente non so se va a Est. Ma fidatevi. Da qualche parte ci va, ci va davvero. E’ un piccolo libro. con un titolo strano. Si chiama “19”. Un numero. Un numero soltanto. E dà anche la misura di come sia il libro. Nudo come un numero. Pieno di percorsi. Pieno di memorie. Provate con i vostri numeri, quelli che vi vengono in mente. Ogni numero un anno, un giorno, un voto preso a scuola. Questo è il numero di un tram. Un tram che attraversa tutta Roma. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La copertina ha quel numero, 19, e un pantografo, uno di quegli aggeggi di ferro che si alzano sopra i tetti dei tram, e toccano i fili delle linee elettriche con un effetto di pittura astratta, di essenzialità stampata contro il cielo. Fondo arancione. Il libro lo ha scritto Edoardo Albinati. Ha l’età di Baricco. Vive a Roma. Per vivere, insegna nel carcere di Rebibbia. E scrive cose che sono sempre così vere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa volta ha scelto di guardare. Di guardare Roma. Un po’ per caso. In una estate che non riesco a immaginarmi se non torrida e desolata, come possono essere le estati di chi rimane a Roma, o in una qualsiasi altra città. Più grande è la città, più dura è rimanere. L’estate di chi rimane è sempre un’estate di serie C. Un’estate da sconfitti. Lui, Albinati, decide di viverla, l’estate del 2000, facendo quello che uno scrittore deve fare. Guardare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;2. Fuori dal mondo &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prende un tram. E lo prende fino in fondo alla sua strada. E poi un’altra volta, un altro giorno. E il tram è sempre uguale e sempre diverso. Come le giornate. E dentro ci sono facce, facce di un’umanità che è vera, e che è misteriosa. Ci starebbe bene la musica misteriosa di un film di Giuseppe Piccioni, “Fuori dal mondo”. Perché quel film racconta gente simile. Un’umanità che è davvero fuori dal mondo. Fuori dal mondo disegnato dalla televisione, dal governo, dal Grande fratello. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un mondo di superstiti ad una omologazione modaiola, disinvolta, quello che si intravede nel tram. Gente che sale per un paio di fermate, e poi scende dai nostri occhi, dalla nostra vita. E’ l’unico mondo che io conosco, però. E quelli della televisione, delle pubblicità, dei telegiornali, dei giochi di Retequattro, mi sembrano sempre un po’ marziani. Non mi ero mai spiegato perché. Questo libro, fra le altre cose, mi dice che quel mondo c’è, che anche un altro lo ha visto. Anche se la tv lo ignora. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;3. Dignità&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarebbero altre cose da dire. Ci sarebbe da dire che questo, senza averne l’aria, è un libro sul padre. Il padre dell’autore. Un padre come una volta. Onestà, lavoro, un’onestà seria, “normale”, difficile da raccontare. Anche loro non esistono più. Un padre lombardo, un cognome che “starebbe bene nell’insegna sopra un negozio di materiale elettrico”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E scoprire che anche essere scrittori, oggi, equivale ad essere soltanto un laborioso artigiano, che gioca a essere un piccolo principe scambiato in culla. E‘ la fine di tutte le illusioni, questo libro. Anche quella di essere scrittore, come se fosse una condizione privilegiata, signoria dell’anima. Ed è il ritorno di quella illusione. Perché è il libro di un vero scrittore. Che non bara con le parole, che non cerca giochi di prestigio, che non inganna se steso e quello che gli occhi hanno visto. Che lavora con la concretezza delle parole, senza scorciatoie di facile poesia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;	Il tram è cinema, naturalmente. Perché si muove, e cambiano i paesaggi sullo sfondo della finestra come in un diorama. O come dietro la diligenza di “Ombre rosse”. E intanto, dentro, c’è gente. Donne di servizio sudamericane, una signora pariolina con pantofole cinesi di stoffa, neri con i capelli tagliati come nei film di Spike Lee. Una coppia vestita di lino, come turisti degli anni ’50 o come attori. Una donna nera, di Capo Verde, con un quaderno in grembo. E vecchi. Vecchi di "notevole, decorosissima eleganza piccolo-borghese”. Perché c’è una dignità, e una fierezza dell’ ostinarsi a vivere, che Albinati conosce. E riconosce, in quei vecchi. I loro completini di misto lino un po’ lisi ma ben stirati, i nodi stretti delle cravatte. Un non arrendersi alla sciatteria della vita, al suo divorare mode e modelli, al suo lasciare quei vecchi sulla strada dei caduti. Persino Alberto Sordi, se ci pensi, è uno di quei vecchi, e fa un po’ tenerezza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viaggiare con Albinati. E’ la stessa sensazione di quando Moretti andava con la Vespa in una Roma rossa di mattoni e di calce, luminosa di vuoto e di battere del tempo della propria esistenza, in “Caro diario”. In una città dove “non esiste una cosa davvero impeccabile, c’è sempre un che di provvisorio, ciancicato”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;4. Gente&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la bellezza è nelle persone. Anche in quelle provvisorie, ciancicate. Una ragazza che scende, nella terra di nessuno di un immenso piazzale, perché il tram “va al deposito”. Rimane lì, fra i barboni accasciati sulle panchine con file di bottiglie di birra, lei “con un’aria affranta che le incrina il trucco e le deforma il bellissimo viso”. E lui che viene colpito dal suo accento romanesco “come da un alito cattivo”. Basterebbe questo, per capire che questo libro non è cronaca, non è diario, non è reportage. E’ letteratura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;	E se ce ne fosse bisogno, ogni tanto Albinati stacca frasi che danno forma a montagne russe del sentire che non avevamo mai saputo descrivere. “Il piacere è la cosa più triste che esista: smuovendo la sensibilità apre delle falle, scopre delle parti di sé che subito sentono il freddo e la mancanza”. L’origine di quello strano dolore che ci prende, a noi che siamo disabituati al piacere, e che quando ci entra dentro, quando ci scorre addosso, ci fa persino male. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;	Una coppia di neri bellissimi, che scherzano e parlano di cose serie senza che si avverta la differenza. “Bellissimo, è il contrassegno dell’amore”, nota Albinati. E gente nella cui testa passano duecento problemi al minuto, come i personaggi nella metropolitana del “Cielo sopra Berlino” di Wenders, il cui inizio, folgorante, è il gemello cinematografico di questo libro. Gente. Pensieri. Gente sgualcita. Sistemi corporali con qualche guasto, qua o là. Non è né il nord né il sud del mondo. E’ esattamente dove siamo. E dove siamo, c’è esattamente tutto questo. Siamo noi. Anche quando crediamo di no. “E l’amore che non c’è più, non c’è ancora, non ci sarà mai. Questa la condizione normale e permanente delle persone. La vita”, scrive Albinati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;	&lt;b&gt;5. Un centurione &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;	Una terra desolata che è Roma, se non hai l’auto, se la vivi sotto le luci al neon di un tram, scendendo tra parchi recintati e groppi di mattoni arrotondati come grossi funghi, se la tua fermata è quella di un deserto lungo una via dal nome antico. Tor Tre Teste, Tor de’ Schiavi, Tor Pignattara, Torre Maura, Tor Bella Monaca. I nomi parlano. Sono gonfi di sole, di sfinimento del meriggio, per uno che viene – anche se di poco – dal nord, come me. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;	Un centurione. Un antico romano di mezz’età. Nel tram. Con una borsa da sport lurida in mezzo ai piedi. Con il mantello di raso tutto a macchie e stropicciato. Alzandosi per scendere alla fermata, quel mantello se lo getta all’indietro, con gesto veramente da antico romano. Maestoso. Per un attimo il tram ne fu illuminato, ricorda Albinati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Edoardo Albinati, “19”, Mondadori, L.12.000&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="mailto:libera@dada.it"&gt;scrivimi &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.bogani.blogspot.com"&gt;Torna alla home page&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.blu.blogspot.com"&gt;&lt;b&gt;Vai al sito di "Blu"&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3170791-6251145?l=albinati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3170791/posts/default/6251145'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3170791/posts/default/6251145'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://albinati.blogspot.com/2001_10_07_archive.html#6251145' title=''/><author><name>giovanni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14225271171842731786</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry></feed>
